Venerdì sera mi è venuta una folgorazione: perché non provare ad inviare il mio curriculum ad un ufficio legale di qualche ospedale? Magari quello della mia città? Non come avvocato, perché non lo sono e non ho nemmeno svolto la pratica, ma come ricercatrice o consulente o chissà che diavolo di qualifica. Formalmente un inquadramento si potrebbe trovare, la cosa difficile sarebbe entrarvi, che ci sia effettivamente l'ufficio legale di cui sopra e che abbia necessità di una figura del genere. Del resto quando avrò terminato la scuola che sto frequentando sarò specializzata, e spero servirà a qualcosa questo titolo. Anche se è ovvio che non è automatico nè una garanzia, anzi.
Mi piacerebbe davvero molto lavorare in quell'ambiente. Quando ero piccola a chi mi chiedeva cosa volessi fare da grande rispondevo senza esitazione "Medicina". Poi la vita mi ha in qualche modo impedito fisicamente di intraprendere quella facoltà, ma il fascino che l'ambito ospedaliero ha esercitato ed esercita su di me è sempre notevole e costante. E non solo per quel vecchio luogo comune che afferma "il fascino della divisa" (che, per inciso, sottoscrivo in pieno: la divisa affascina eccome e in tutti i settori per i quali sia prevista), ma quanto per quello strano brivido che mi percorre quando metto piede in un ospedale o quando vedo qualche immagine relativa ad esso. Non lo so spiegare nè razionalizzare, però lo provo. Sarà un po' anche per quello che lunedì a mezzanotte sarò in pole position davanti alla tv, sintonizzata su Real Time, per guardare una nuova serie, "24 ore al pronto soccorso". Magari si rivelerà una stupidata o magari no, certo è che non me lo perderò.
Se potessi fare Medicina vorrei specializzarmi in medicina d'urgenza e pronto soccorso: branca difficile e carica di un'immensa responsabilità, ma altrettanto eccitante e stimolante. Nel senso positivo dei termini, pensando ai pazienti. Quattro anni fa sono andata al pronto soccorso per un piccolo problema e mentre ero lì, nonostante fossi letteralmente angosciata da ciò che mi stava accadendo, la mia attenzione, o quella parte ancora curiosa e vigile, era attratta dall'andirivieni del reparto e ricordo che pensavo che avrei voluto inventare un nuovo posto di lavoro che mi permettesse di restare lì semplicemente ad osservare quanto accadeva. Non credo, anzi, sono certa che non sia morbosa curiosità verso le disgrazie altrui, e probabilmente rimarrei impressionata al primo taglio (superficiale) che vedrei, ma è tutto il contorno che mi attrae. Può essere che essendo cresciuta guardando "E.R. medici in prima linea" con il bel George abbia un'idea un po' distorta del reparto d'urgenza, ma l'adrenalina in alcuni momenti è sicuramente al massimo, così come devono esserlo l'attenzione, la prontezza di riflessi, il sangue freddo, la sicurezza.
Vabbè, magari nella prossima vita diventerò medico, anche se c'è già un altro mestiere per il quale ho già pensato di impegnare la prossima esistenza: quello della direttrice d'orchestra. Ma questa è tutta un'altra storia...
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